lunedì 8 settembre 2014
lunedì 20 gennaio 2014
mercoledì 8 gennaio 2014
Il "barone nero" Roberto Jonghi Lavarini
Roberto Jonghi Lavarini
ha 40 anni, è felicemente sposato con Veronica ed ha due figlie di 11 e 6 anni,
Beatrice e Ludovica. Laureato in Scienze Politiche alla Università Statale di
Milano, lavora come consulente immobiliare (compravendita e ristrutturazioni)
nella società di famiglia ed è iscritto a diverse associazioni di categoria.
Cristiano Cattolico praticante, fedele alla Tradizione, è Cavaliere dell’Ordine
dei Santi Maurizio e Lazzaro e Volontario del Corpo Italiano di Soccorso del
Sovrano Militare Ordine di Malta. Appassionato di storia, cultura, araldica,
tradizioni religiose e popolari, enogastronomia e sagre paesane, è molto legato
alle radici ed alla identità Walser (tedesco-vallese) della propria famiglia e
fa parte del gruppo folkloristico del suo paese di origine, Ornavasso. Da
sempre coerente militante di destra, è stato: Segretario del Fronte della
Gioventù di Milano, Dirigente Provinciale del Movimento Sociale Italiano,
Dirigente Regionale di Alleanza Nazionale e della Fiamma Tricolore della
Lombardia, Consigliere Circoscrizionale e Presidente della Zona Porta Venezia,
per due volte candidato alla Camera dei Deputati come Indipendente ne La
Destra. Attualmente, per scelta, non ricopre alcuna carica politica e non è
iscritto a nessun partito ma collabora con svariate associazioni culturali e
testate giornalistiche, partecipando a diverse trasmissioni televisive come
opinionista. http://www.robertojonghi.it/
Antica famiglia Walser
(tedesco-vallese) della Vall d’Ossola, gli Jonghi Lavarini sono i legittimi
discendenti dei nobili carolingi Crussnall primi signori feudali di Ornavasso,
poi trasferitisi in Svizzera. Il Capostipite di questa importante Sippe
germanica, storicamente presente in tutte le valli del Monte Rosa, è Jocellino
I von Urnavas, citato nel 1275 come Visdomino di Naters. Da suo nipote
Jocellino II “Jung” (il giovane), discendono appunto gli Jonghi von Urnavas che
furono fra i promotori della colonizzazione walser delle Alpi, spingendosi,
oltre il passo del Sempione, fino a fondovalle, a Casaleccio, Ornavasso e
Migiandone, rivendicando la titolarità su quelle terre. Nel 1486, il
Vescovo di Sion, Iodico von Syllinen, Signore del Vallese e Principe del Sacro
Romano Impero, rivendicando il legittimo dominio su quelle terre, nominò, suo
Curatore, il Ritter (Cavaliere) Theodorus Jongh, riconoscendolo erede dei primi
signori di Ornavasso (poi trasferitisi nel Vallese) con lo spettante
titolo di Freiherr von Urnavas. Già nel 1495, però, il Ducato di Milano ed i Visconti
rientrarono definitivamente in possesso della Baronia di Ornavasso,
accordandosi con le “locali genti alemanne” (Walser), alle quali venne
concessa una larga autonomia. Da allora i “todeschi Jonghi di Urnavas”
sono sempre citati negli eventi storici della valle. In particolare, nel
1575, Pietro ed Angelino Jonghi, partecipano alla costituzione degli Statuti di
Ornavasso in quanto “cardenzari et uomini particolari di detto luoco”.
Nel 1605, gli Jungen Urnavas sono citati nel “Wappenbuch des Heligen Romischen
Reichs” (registro degli stemmi del Sacro Romano Impero). Nel corso dei secoli
possedettero molte terre agricole, pascoli, boschi, cave di marmo e palazzi
signorili (ancora esistenti come quelli di Ornavasso, Vogogna e Piedimulera),
imparentandosi con le più importanti famiglie del Verbano-Cusio-Ossola. Dal
1738 gli Jonghi furono sempre presenti nel Consiglio Generale dell’Ossola come
Patriziato Aggregato. Nel 1900, S.M. Re Umberto I concesse al Nob.Cav.Ing.
Cesare Jonghi di aggiungere al proprio cognome ed al proprio stemma anche
quelli materni dei nobili Lavarini (famiglia di remota origine veneta, di
medici ed impresari, decurioni e sindaci, citata fin dal 1575). http://www.genmarenostrum.com/pagine-lettere/letteraj/jonghilavarini.htm
Intervistiamo Roberto
Jonghi Lavarini (41 anni, noto esponente della destra milanese,
opinionista radio televisivo, ex dirigente del MSI e di AN, già presidente
della zona Porta Venezia): uno "politicamente scorretto e senza tanti
peli sulla lingua". D (domanda) – R (risposta) D - Ti
abbiamo sentito alla Zanzara sotto il fuoco incrociato di Cruciani e Parenzo… R
- Si, è un bel ring anche se alla radio è impossibile spiegare bene i concetti,
difendersi e replicare. Mi dispiace solo essere stato obbligato a parlare solo
del passato e non del presente, tantomeno del futuro. Comunque, sia chiaro: non
mi vergogno affatto delle mie idee e non ho certo paura di esprimerle
liberamente. Io non rinnego nulla e non mi tiro indietro davanti ad una sfida.
Il mio giudizio storico sul Fascismo e Mussolini rimane assolutamente positivo.
Anzi, a dirla tutta, di fronte alla attuale crisi dell’occidente, causata dalle
speculazioni della plutocrazia internazionale, incomincio anche a capire ed a
rivalutare certe scelte politiche ed economiche della Germania
Nazional-Socialista. La storia del secolo scorso è tutta da riscrivere... D
- Ti abbiamo anche letto sui giornali parlare di Grillini e Lepenisti… R
- Ho semplicemente riportato dei fatti assolutamente noti: Marine Le Pen, in
vista delle prossime elezioni europee del 2014, vuole giustamente costituire un
fronte europeo dei popoli e delle nazioni, e, attraverso tutta una serie di
contatti ed incontri, cerca degli
interlocutori affidabili anche in Italia. Mi hanno però assicurato, dalla sua
segreteria politica, che non vi è e non vi sarà
mai alcun accordo con il Movimento 5 Stelle. Ad oggi, quindi, gli unici
referenti ufficiali del Front National francese, rimangono solo la Fiamma
Tricolore e La Destra che, non a caso, hanno ripreso ed accelerato il processo
di riunificazione della destra sociale italiana. D - Infatti, sabato
sarai a Roma alla rifondazione di AN lanciata da Storace… R - Quella di
riesumare la vecchia Alleanza Nazionale è evidentemente solo una
provocazione politica, rivolta soprattutto agli amministratori della omonima
fondazione (che gestisce il patrimonio del MSI) ed ai Fratelli d’Italia:
l’obbiettivo è, finalmente, quello di riunire, rinnovare e rilanciare la destra
italiana, partendo dall’appello lanciato, a suo tempo, da Marcello Veneziani e
dal progetto Itaca. Urge un nuovo
movimento anti-mondialista che difenda veramente l’identità, la sovranità, i
sacrosanti interessi del nostro popolo e della nostra nazione. Bisogna fare
massa critica, voltare pagina, chiudere con vecchi rancori e polemiche. Su
questa strada obbligata (non solo dallo sbarramento elettorale del 4%), i
nostri primi e naturali interlocutori non possono che essere gli amici di
Officina per l’Italia. D - Veniamo a Milano, quale è il tuo commento sul
Far West di Quarto Oggiaro? R - Conosco bene quel quartiere difficile e,
durante la campagne elettorali, in mezzo a centinaia di cittadini assolutamente
perbene, ho incrociato anche diversi pregiudicati, alcuni dei quali cercavano
veramente di cambiare vita ma non è facile. Lo stato deve fare sentire tutta la
sua autorità ed autorevolezza, innanzitutto dando risposte concrete (case
popolari, asili nido, spazi per i giovani, sussidi per gli anziani, istruzione
e supporto al mondo del lavoro) e secondariamente con una presenza costante e
visibile delle forze di polizia. Per sradicare la criminalità ed il degrado,
servono “il bastone e la carota”, ovvero legge ed ordine (anche “il pugno di
ferro” quando serve) ma insieme a giustizia sociale. Ma in quella zona, è
giusto ricordare che ci sono anche tanti esempi positivi: parrocchie, centri
sportivi, associazioni culturali e di volontariato e tanta solidarietà. D -
Quale è il tuo giudizio sui governi locali di Pisapia, Podestà e Maroni? R - Quello sulla giunta rossa del
radical-chic Pisapia è assolutamente pessimo: ha diminuito fortemente la
sicurezza ed il benessere dei milanesi, tartassato famiglie e commercianti,
abbandonato le periferie, difeso solo zingari e leonkavallini, riempito di
consulenze e soldi pubblici i propri compagni di merende. La giunta provinciale
ha lavorato benino ma, contando veramente poco, non se ne è accorto nessuno. E
dalla Regione Lombardia, dopo tutte le incoraggianti promesse elettorali di
cambiamento di Maroni e della sua lista civica, sinceramente, mi sarei
aspettato di più, ma è ancora presto per giudicare, diamogli ancora qualche mese.
La verità è che in questa crisi sistemica della democrazia, i partiti e le
assemblee elettive contano sempre meno e la classe dirigente selezionata è
sempre più mediocre e meno autonoma. Bisogna tornare alla grande e buona
Politica, fatta con disinteresse e passione, per la propria comunità, ognuno
con le proprie idee. D - Ma quali sono le tue proposte concrete per
uscire da questa grave crisi sociale? R – Grazie della domanda,
finalmente parliamo di cose concrete! Le famiglie e le imprese italiane sono
soffocate dalle tasse e dalla burocrazia, non si riesce più a lavorare e, in
certi casi, nemmeno a sopravvivere. E per abbassare questa vessatoria e
insopportabile pressione fiscale, oltre a fare tagli (e di carrozzoni inutili e
sprechi ce ne sono ancora tantissimi), bisogna rivoluzionare il sistema
economico dello stato, rivedere i trattati europei, riprenderci la nostra piena
sovranità monetaria, nazionalizzare la Banca
d’Italia, vietare e punire severamente le infami speculazioni dell’alta
finanza privata internazionale che sono la principale causa di questa crisi. D
- Ora arriva il giochino del botta e risposta. Ad ogni nome che faccio voglio
un definizione sintetica o un tuo commento veloce. D - Erich Priebke: R
- Un soldato tedesco che ha ubbidito ad ordini superiori. Pace all’anima sua. D
- Papa Francesco: R - Simpatico, comunicativo, nazionalpopolare ma io
preferivo Benedetto XVI. D - Silvio Berlusconi: R - Un sincero
anticomunista. Un grande uomo, con più pregi che difetti. D - Alba
Dorata: R - Onore ai due giovani patrioti greci ammazzati dai sicari del
mondialismo. D - Primavera Araba: R - Una tragedia. Io difendo i
cristiani perseguitati ed in Siria sostengo Assad. http://destrapermilano.blogspot.it/2013/11/intervista-roberto-jonghi-lavarini-7.html
lunedì 25 novembre 2013
Per una nuova aristocrazia europea.
Nobiltà ed Elite Tradizionali - Vent'anni dopo
Venti anni fa, nel 1993, veniva presentata a Roma e Milano, con considerevole ripercussione sulla stampa, quella che sarebbe stata l’ultima opera scritta da Plinio Corrêa de Oliveira: «Nobiltà ed élites tradizionali analoghe nelle allocuzioni di Pio XII». Oggi, gli avvenimenti sembrano dare nuova attualità al tema. “In nome del Papa Re. Dai salotti la marcia sul Campidoglio”; “Professore brasiliano teorizza la controrivoluzione”; “La nobiltà al potere”; “Stemmi e corone rivendicano il potere”; “Un importante volume di Plinio Corrêa de Oliveira”. Ecco alcuni titoli apparsi sui giornali all’indomani del lancio in Italia del libro di Plinio Corrêa de Oliveira «Nobiltà ed élite tradizionali analoghe nelle allocuzioni di Pio XII al Patriziato e alla Nobiltà romana» (Marzorati, Milano 1993). “Stati generali dell’aristocrazia romana al completo”: così Il Tempo titolava il servizio sul lancio dell’opera a Roma, presentata nell’imponente Sala del Baldacchino di Palazzo Pallavicini, a due passi dal Quirinale. “Dobbiamo comprendere la portata dell’appello che sale dalla gente – ha sottolineato nella sua relazione il principe Sforza Ruspoli – il popolo vuole vedere incarnati i valori della preghiera, dell’azione, del sacrificio, che i nostri antenati santi, condottieri ed eroi testimoniarono a prezzo della vita”. A Milano, il libro è stato presentato a Palazzo Serbelloni, in concomitanza col Convegno Internazionale della Nobiltà Europea. A Napoli, la presentazione ha avuto luogo nell’Hotel Excelsior, alla presenza di S.A.R. Carlo di Borbone, duca di Calabria. Il successo è stato tale che anche la Repubblica ha dovuto ammettere tra i denti: “Napoli non ha mai perduto certi umori monarchici”. Il volume è stato successivamente presentato a Palermo, Padova, Firenze, Forlì, Tolentino, Torino, Verona, Genova, Gavi e altre città. L’opera di Plinio Corrêa de Oliveira, anche incoraggiata dal plauso internazionale, è stata pubblicata in 10 edizioni, tradotta in 6 lingue, diffusa in 32 paesi. Qual è il motivo di un tale successo? “Attualmente mi sembra che l’atteggiamento dell’opinione pubblica sulla nobiltà sia molto meno influenzato dagli errori della Rivoluzione francese di quanto non fosse fino a poco tempo fa”, spiegava Plinio Corrêa de Oliveira in un’intervista al mensile francese Le Nouvel Aperçu. In un mondo sempre più in rovina, in cui alla crisi economica si accompagna una crisi spirituale e culturale sempre più accentuata, sembra che molte persone cerchino sollievo elevando lo sguardo al simbolismo rappresentato dalla bellezza della Tradizione. Comincia a nascere in molti spiriti la nostalgia di un ordine naturale sano. Come il figlio prodigo, crescenti settori dell’opinione pubblica rimpiangono la rottura con la Tradizione, e anelano alla restaurazione della civiltà. Anelito che si manifesta, per esempio, nell’entusiasmo popolare per le feste di incoronazione e per i matrimoni dei reali. Di fronte all’affermarsi di un certo pauperismo, la difesa delle legittime gerarchie – che altro non sono che un riflesso sociale della ricerca della bellezza e dell’eccellenza – diventa più attuale che mai. L’opera di Plinio Corrêa de Oliveira si staglia come un supremo sforzo in vista della salvezza della civiltà occidentale e cristiana. Ricordando un aspetto spesso trascurato del Magistero della Chiesa, il trattato intende proclamare la legittimità, anzi la fondamentale sacralità di una società gerarchicamente costituita, riscoprendo il ruolo delle élite, infondendo in esse il coraggio di riaffermare il loro tradizionale ruolo di influenza, tanto più necessario in un mondo come quello odierno in preda ad un disordine sempre più grande.
Anticipando un tema del numero di dicembre della rivista Tradizione Famiglia Proprietà, ecco un articolo su questo importantissimo tema:
http://www.atfp.it/2013/111-dicembre-2013/885-ventanni-dopo.html
Per eventuali richieste del libro, anche come originale regalo di Natale a qualche conoscente, al prezzo speciale di Euro 15,00, scrivete una mail a info@atfp.it oppure utilizzate l'apposito menu:
http://www.atfp.it/richieste-materiale.html
Cordialmente, JULIO LOREDO
Newsletter dell'Associazione Tradizione Famiglia Proprietà — Novembre 2013 — 1
Vent’anni dopo
di Juan Miguel Montes
Nell’articolo “Resuscitando Darcy”, eloquente quanto ampio (un’intera pagina), pubblicato sul Corriere della Sera il 5 ottobre scorso, Maria Serena Natale scrive che “le monarchie non hanno mai goduto di tanta popolarità come nell’epoca della democrazia digitale: tra abdicazioni, matrimoni, scandali e incoronazioni in Gran Bretagna, Norvegia, Svezia, Danimarca, Spagna e Paesi Bassi attraggono attenzione mediatica e affetto sincero. Non è il risvolto politico che appassiona ma il velo lungo di Kate all’altare, quel mondo lontano di carrozze, fregi, stemmi e ricami. (…) Priva di quell’alone di sacralità, la repubblica non ha la stessa presa emotiva sulle masse. D’altronde quando la corona annulla le distanze dal mondo “borghese” nel tentativo di modernizzarsi, perde mordente. E il caso dei reali svedesi, che negli ultimi 25 anni sono scesi dal 90 al 60 per cento nei consensi”.
Un fatto da constatare
L’articolo mette con acutezza il dito nella piaga di luoghi comuni denigratori che, a partire dalla Rivoluzione francese, prevalgono sulle aristocrazie. Tuttavia c’è un fatto: nonostante l’onnipresente e martellante ripetizione che se ne fa, essi non sembrano riuscire a mutare a fondo l’animo umano. La giornalista del Corriere della Sera aggiunge significativamente che il fenomeno da lei descritto si accentua ancor più in momenti di crisi, di mancanza di fiducia, di caos, come quello in cui viviamo. Si potrebbe pensare a semplice futilità, invece ciò riflette il profondo desiderio dello spirito umano di essere appagato dal mistero, dal trascendente e, persino, dal meraviglioso. Un’aspirazione questa che nessun discorso sui beni materiali o sulle novità tecnologiche potrà mai soddisfare.
Secondo la Natale il voler “annullare le distanze” per “modernizzarsi”, fa perdere “mordente” alle monarchie e riporta l’esempio di ciò che è accaduto in Svezia: la dinastia, negli ultimi anni, imborghesendosi ha perso, di conseguenza, sempre più consenso. Questa, in realtà, è una constatazione che vale non solo per le monarchie ma anche per altri ambiti, quali, ad esempio, la liturgia e l’architettura. Insomma, è una esigenza che trapela proprio dal popolo comune, il quale sovente si stanca del grigiore massificante e degli appiattimenti cui è costretto, manifestando prima o poi l’anelito all’esatto opposto.
Un libro storico
Venti anni fa, nel 1993, alla fine di ottobre, venne presentata a Roma, con considerevole ripercussione sulla stampa, quella che sarebbe stata l’ultima opera scritta da Plinio Corrêa de Oliveira. Parliamo del saggio: “Nobiltà ed élites tradizionali analoghe nelle allocuzioni di Pio XII”. Il pensatore brasiliano, prendendo spunto dal magistero di papa Pacelli e discernendo l’esaurimento della spinta propulsiva al discorso ugualitario imposto dalla Rivoluzione Francese in poi, invitava l’aristocrazia ed élites tradizionali analoghe ad una ripresa del loro ruolo di servizio al bene comune, al fine di illuminare come un faro il resto del corpo sociale con le loro eccellenze culturali e morali, in tempi che già si preannunciavano di crescente confusione e oscurità.
“Oggi – asseriva il filosofo cattolico – gli errori della Rivoluzione del 1789 vanno ‘invecchiando’ e perdendo influenza. Ciò non significa che tale influenza sia piccola, ma è minore di un tempo e tende a diminuire sempre di più”.
L’evento, svoltosi nella magnifica cornice di Palazzo Pallavicini a Roma, allarmò la Repubblica, diretta da Eugenio Scalfari, pontefice massimo del secolarismo sinistrorso, finendo in prima pagina, nella cronaca interna e nel fondo. Un altrettanto noto quotidiano della Capitale, Il Tempo, salutava, al contrario, con beneplacito la monografia di Plinio Corrêa de Oliveira. Dopo aver qualificato l’autore come “maître à penser della Destra”, ne riconosceva il merito avuto nel riproporre, in termini originali, un valido invito all’impegno di un ceto singolarmente vocato al servizio della società. Un’idea, questa, rafforzata, secondo la cronaca del quotidiano romano, dal Cardinale Alfons Stickler che, in conclusione del convegno, affermò: “Come i triari romani che, marciando alle spalle delle legioni, erano capaci di ribaltare la disfatta in vittoria, così l’aristocrazia deve sapere trasfondersi nell’animazione cristiana della società”.
Due opzioni preferenziali armoniche
È questo un discorso valido nel mondo di oggi e nell’ambito di una “Chiesa dei poveri e per i poveri”, si domanderà qualcuno? È ragionevole chiedere, come faceva l’autore del saggio, un’azione anche pastorale in favore delle élites che si affianchi alla giusta e ampia azione per i bisognosi, all’opzione preferenziale per i poveri, come era solito dirsi allora?
Tralasciando il fatto che anche le élites sociali si trovano, non di rado, impoverite nell’attuale contesto storico, Plinio Corrêa de Oliveira sottolineava che una eventuale opzione preferenziale per i nobili non esclude quella per i poveri, e l’una non si contrappone all’altra, come insegna Giovanni Paolo II: “Sì, la Chiesa fa una opzione preferenziale per i poveri. Una opzione preferenziale, si badi, non dunque un’opzione esclusiva o escludente, perché il messaggio della salvezza è destinato a tutti”. Entrambe le opzioni rappresentano modi diversi di manifestare il senso di giustizia e carità cristiana che sole possono affratellarsi nel servizio dell’unico Signore, Gesù Cristo, che fu modello dei nobili e dei poveri. Queste parole servano di chiarificazione per coloro i quali, animati dallo spirito della lotta di classe, ritengono che esista una relazione inevitabilmente conflittuale tra il nobile e il povero.
L’autore brasiliano poneva l’accento, alla maniera dell’agere contra ignaziano, sulla prevalente tendenza utopica e demagogica che pretende di appiattire tutti in una massa ugualitaria e anonima. Qualcosa che equivarrebbe a negare la realtà che ci mostra come - al di là della essenziale uguaglianza di tutti gli uomini - sono legittime e necessarie le diseguaglianze causate dagli accidenti. Infatti, Pio XII, nel Radiomessaggio del Natale 1944, insegnava che “le ineguaglianze provenienti da accidenti come le virtù, il talento, la bellezza, la forza, la famiglia, la tradizione ecc., sono giuste e conformi all’ordine dell’universo”.
Rinasce l’egualitarismo utopico?
Tale dottrina delle giuste ineguaglianze fu sostenuta da san Tommaso come un bene di per se stesso, in quanto riflesso dell’ordine della Creazione e una via per conoscere ed amare il Creatore. In seguito, essa è stata ribadita da un lungo magistero pontificio in cui armonicamente trovano posto e legittimazione grandi, medi e piccoli in un ordine sociale che – sebbene debba fornire condizioni degne e giuste per tutti - non deve mai puntare al livellamento totale.
Come si sa, il discorso egualitario dal sapore marxista è stato apparentemente superato dal crollo dell’impero comunista. Tuttavia esso viene riproposto in modo ricorrente da tendenze, persino cattoliche, che vorrebbero trasformare anche la Chiesa in un campo di battaglia di “oppressi” contro “oppressori”, aggiornando così la teoria della lotta di classe, nonostante si cerchi opportunisticamente di negare l’apparentamento originario a Marx, figura ormai screditata, per associarla a un presunto obbligo religioso.
Una grande occasione di propaganda i neo-egualitari la trovano or ora in certe situazioni createsi con la crisi finanziaria ed economica internazionale, certamente originata anche da azioni profondamente immorali, ma che non si risolve affatto attingendo a ricette egualitarie bocciate dalla storia, dopo che esse hanno dimostrato la loro intrinseca incapacità di migliorare le condizioni di vita. Un fatto dovuto proprio al diniego utopistico delle legittime differenze presenti nell’ordine naturale e sociale.
Ma il discorso neo-egualitario trova conferma nella realtà attuale?
Le nazioni più avanzate non sono ugualitarie
L’opera di Plinio Corrêa de Oliveira segnalava il carattere organico e naturale della formazione di un’élite dirigente storica e a conferma di ciò mostrava come anche nei modernissimi Stati Uniti, una nazione nata repubblicana, si siano formate famiglie eminenti che fanno di questo Paese una realtà largamente aristocratica e tendenzialmente tradizionale. Altroché mito degli Stati Uniti, nazione super-egualitaria. Ciò conferma un’altra constatazione sull’ordine naturale già messa in evidenza da Papa Pacelli: “Anche nelle democrazie di fresca data e che non hanno dietro di loro alcun passato di vestigio feudale, si è venuta formando, per la forza stessa delle cose, una specie di nuova nobiltà o aristocrazia” (Allocuzione al Patriziato e alla Nobiltà romana, 1947).
A questo punto sarebbe da domandarsi se un analogo processo di ricreazione dell’élite sociale e culturale non stia avvenendo ora persino nella ex Unione Sovietica, cioè in quello che fu un gigantesco laboratorio per la costruzione della società assolutamente ugualitaria. A parte la prevalenza socio-economica di personalità di origine più o meno dubbia, a volte fortemente coinvolte nella realtà comunista precedente, è un fatto noto che vecchi rappresentanti della nobiltà in esilio siano tornati da Londra e Parigi a Mosca e San Pietroburgo, dove hanno trovato accoglienza ed affetto sia nel popolo sia nei circoli culturali e religiosi più importanti della Russia, i quali vedono in loro genuini rappresentanti di una identità che i bolscevichi cercarono di cancellare.«Chassez le naturel, et il reviendra au galop» dicono i francesi.
Nessuno è immune dal lustro della tradizione
Si sa, inoltre, che i nuovi ricchi russi e cinesi sono i maggiori datori di lavoro di maggiordomi laureati in esclusive accademie londinesi. Trattasi di persone di notevole formazione culturale, capaci non solo di organizzare eventi sociali e di coordinare il personale di servizio, ma in grado di parlare ottimamente le lingue e discorrere sui più svariati argomenti storici e di attualità, con quell’elevata raffinatezza raggiunta in genere nell’Europa occidentale e, in specie, dalle casate gentilizie britanniche. Ed è proprio questo, a parte naturalmente la ricchezza, che molti tra i nababbi dei paesi emergenti vorrebbero trasmettere ai propri discendenti, riconoscendo così la superiorità della tradizione sul mero potere del denaro. Del resto, non a caso Papa Pacelli diceva ai nobili nel saluto annuale del 1958 che persino chi “ostenta noncuranza e forse disprezzo per le vetuste forme di vita, non va del tutto immune della seduzione del lustro”.
Da qui l’attualità e persino la nota di preveggenza presente nel pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira. Nonostante l’involgarimento generalizzato e l’appiattimento indotto, forse anche proprio a causa di questo, vasti settori dell’opinione pubblica si aprono sempre di più a tendenze e idee contrarie all’andazzo corrente. Parlando del ruolo della “Nobiltà e delle élites tradizionali analoghe”, egli non pensava certo alla ripresa del ruolo, come corpo costituito, nella direzione dello Stato che la nobiltà aveva avuto in passato, dalla difesa militare alla diplomazia alla magistratura, bensì di mettere al servizio del bene comune “il suo inestimabile capitale di principi, di tradizioni, di stili di vita e di modi di essere, la cui perdita andò in detrimento delle altre classi sociali, passate a vivere sotto l’influenza criticabile e, a volte, perfino ridicola dei nuovi ricchi”.
Questo, e non altro, era poi il fulcro delle allocuzioni rivolte da Papa Pacelli alla nobiltà e al patriziato romano: utilizzare le risorse che restano loro per avviare un nuovo corso di elevazione culturale, morale e religiosa in beneficio di se stessi e del resto della società.
giovedì 21 novembre 2013
La famiglia imperiale Romanov festeggia i 400 anni dall'ascesa al Trono di Russia.
Sua Altezza Imperiale il Granduca Giorgio Michele di Russia festeggerà i 400 anni dell'ascesa al Trono della Famiglia Romanov, con una grande festa benefica che si terrà a Bruxelles, con la partecipazione di diverse "teste coronate" oltre che di rappresentanti di tutta l'autentica aristocrazia europea ed asiatica. Infatti, il legittimo erede al Trono di tutte le Russie, è un perfetto esempio di riuscita integrazione (culturale e religiosa) Euro-Asiatica, essendo figlio di Sua Altezza Imperiale il Principe Francesco Guglielmo di Prussia e Germania e di Sua Altezza Imperiale la Granduchessa di Russia, Maria Vladimirova (figlia dell'ultimo erede maschio della dinastia Romanov, il compianto Gran Duca Vladimiro Cirillo). Il giovane principe russo-tedesco è un moderno paladino della Tradizione ed uno strenuo difensore delle radici cristiane dell'Europa. Allo storico evento internazionale parteciperà anche una delegazione italiana guidata da Sua Eccellenza il Principe Don Guglielmo Giovannelli Marconi. Con lui, esponente della aristocrazia più tradizionalista e patriottica, sono stati invitati, non a caso, anche il Nobile Mario Filippo Brambilla di Carpiano ed il Nobile Roberto Jonghi Lavarini Freiherr von Urnavas.
lunedì 9 settembre 2013
Il Fronte Europeo della Tradizione a Parigi
Il Fronte Europeo della Tradizione a Parigi.
Nell'ambito della costruzione di una vera Europa, dei popoli e delle nazioni, in altenativa a quella di oggi dei burocrati e dei banchieri, il presidente del comitato Destra per Milano, Roberto Jonghi Lavarini, si è recato a Parigi dove ha avuto una serie di importanti incontri con esponenti del "Fronte della Tradizione".
Prima tappa è stata l'Abbazia medievale di San Denis, dove, insieme ad alcuni dirigenti monarchici legittimisti e rappresentanti della aristocrazia reazionaria, il "barone nero" (Walser Freiherr von Urnavas, Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e Guardia d'Onore al Reale Pantheon) ha ricordato tutte le vittime della "rivoluzione francese" e gli eroi della "armata cattolica e reale di Vandea", rendendo simbolicamente omaggio al "Cuoricino del Delfino di Francia" ed alle reali tombe dei suoi genitori, Luigi XVI e Maria Antonietta, barbaramente uccisi dalla furia giacobina.
Seconda tappa del Presidente del Comitato Destra per Milano è stata la visita, nel centro di Parigi, insieme a rappresentanti dell'Action Francaise e della fondazione intitolata al Maresciallo Petain, alla statua dorata di Santa Giovanna d'Arco (simbolo di tutta la destra nazionalista francese).
Terzo appuntamento una una Santa Messa Tradizionale in latino, presso la chiesa di San Nicola du Chardonet, gestita dalla benemerita Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata da S.E. Monsignor Marcel Lefebvre.
Infine vi è stato l'abbraccio con i "Fratelli Cristiani" libanesi maroniti (sostenitori del Generale Michel Aoun) e siriani antiochiei (fedeli al regime laico e nazional-socialista di Bashar El Assad) e con i rappresentanti francesi e spagnoli del Fronte Europeo per la Siria.
Tutte queste diverse anime della "destra profonda", radicale ed identitaria francese, hanno un solo e sicuro riferimento politico: il Front National di Jean Marie e Marine Le Pen. Ed è proprio con i massimi vertici del Fronte Nazionale che Jonghi ha avuto un proficuo colloquio riservato, anche in vista delle prossime elezioni europee del 2014.
mercoledì 3 luglio 2013
Hermandad Nacional Monárquica del Maestrazgo.
La Hermandad Nacional Monárquica del Maestrazgo se define como una entidad Cultural que defiende los valores tradicionales y las Instituciones y la Monarquía como la primera de estas, de ámbito nacional, con Delegaciones en otros países y que durante la transición política, participó activamente en la misma y en la Instauración de la Monarquía en España, siendo un referente del tradicionalismo político e ideológico desde la segunda mitad del pasado siglo. Fundada y presidida hasta su fallecimiento por el Ilmo. Sr. Don Ramón Forcadell i Prats, más conocido por “El Tigre del Maestrazgo” en memoria de su antecesor el General Carlista Don Ramón Cabrera i Griñó. Don Ramón Forcadell fue una indiscutible autoridad entre las filas tradicionalistas, que aglutinó en la Hermandad con base en el Maestrazgo a sus correligionarios y amigos, no solo de estas tierras, sino de otros muchos lugares y pueblos de toda España con implantación tradicionalista, aumentando sus bases e influencia a lo largo de su dilatada vida, hasta conseguir tener Delegaciones en todas las autonomías, provincias y en muchos pueblos de España, además de Argentina, Chile, Uruguay e Italia, entre otros países con menor presencia. Sin una clara diferenciación con su brazo político Unión Institucional y con su órgano de comunicación, la revista “MAESTRAZGO”, cuyo lema es “Sale cuando quiere y dice la verdad”, la Hermandad ha participado activamente en la vida política, a través de conferencias, encuentros, conmemoraciones y otros actos político-sociales, tanto en el propio Maestrazgo, como en Madrid, Barcelona, Tarragona y otras provincias y ciudades, con participación de oradores insignes y personalidades relevantes en la presidencia de tales eventos. En la actualidad la Hermandad, que pese a lo complicado de los tiempos y la indiscutible pérdida de valores de la sociedad actual, mantiene intacta la herencia ideológica que es su mayor patrimonio, está regida por una Junta Nacional Rectora, presidida por Don Francisco Rodríguez Aguado. La Hermandad Nacional del Maestrazgo se estructura internamente en Junta Nacional y su Comisión Ejecutiva Permanente con sede en Madrid, y las Juntas Regionales o Autonómicas, las Provinciales y las Locales, al frente de las cuales hay un Presidente-Delegado, las que disponen de total autonomía para la organización de actos y eventos y para alcanzar sus finalidades y objetivos propios. Para pertenecer a la Hermandad Nacional del Maestrazgo tan solo se exige compartir la ideología tradicional y la defensa de sus valores e Instituciones y en primer lugar la Corona y el Monarca que la representa. En reconocimiento a los méritos, trayectoria personal, o actividad en cualquier campo, la Hermandad Nacional del Maestrazgo, así como Unión Institucional, conceden y distinguen con la Gran Cruz al Mérito del Maestrazgo a sus miembros más cualificados y personalidades de reconocido prestigio tanto nacional como internacional. Por su trayectoria desde su fundación, finalidades y arraigo social, así como por su similitud en su estructura orgánica, actividad y protocolo con las Corporaciones Caballerescas y Nobiliarias, la Hermandad Nacional del Maestrazgo, ha venido a ser reconocida y conocida en los medios y publicaciones especializadas como una Corporación Caballeresca, tanto por su prestigio, como por el elenco de personalidades de los ámbitos cultural, científico, profesional, artístico o nobiliario y que encabeza Su Majestad el Rey, con el Título de Montero Mayor, en prueba de respeto y sumisión. La Hermandad entrega e identifica a sus Miembros y Hermanos de Hábito con un Título y la insignia de pertenencia en sus diversos grados por sus méritos y antigüedad. La insignia y distintivo de la Hermandad Nacional del Maestrazgo es un escudo de plata con una cruz llana de gules, acolado a las Aspas de Borgoña y timbrado de corona real cerrada. La Gran Cruz del Maestrazgo se compone de una cruz de ocho puntas, cantonado cada brazo por una flor de lis y cargada de un escusón con el emblema de la Hermandad. Desde que se constituyera en 1.962 bajo la advocación de la Virgen de la Piedad, la Hermandad Nacional Monárquica del Maestrazgo es una Institución cultural que promueve y defiende los valores tradicionales de ideología monárquica, no dinástica. Se trata de una Hermandad totalmente honorífica que en su día colaboró con la Instauración de la Monarquía en España, a la cual pueden pertenecer cuantas personas se sientan identificadas con sus principios. La Hermandad Nacional Monárquica del Maestrazgo, junto a Unión Institucional, concede la Gran Cruz al Mérito del Maestrazgo, la cual, por su trayectoria se considera una Corporación Caballeresca, en opinión de los especialistas más prestigiosos en el campo de las Ciencias Nobiliarias. En este sentido, se les otorga el privilegio de de ser distinguidas con la Gran Cruz al Mérito del Maestrazgo a aquellas personas, que teniendo gran prestigio social o profesional, tengan como denominador común compartir la ideología Monárquica Constitucional y defender y honrar al Monarca que la representa. http://hermandadnacionaldelmaestrazgo.blogspot.it/
Il Nob.Cav.Dott. Roberto Jonghi Lavarini,Walser Freiherr von Urnavas, "per il suo ventennale impegno internazionale in difesa della Tradizione europea e cristiana" (così nelle motivazioni ufficiali), è stato insignito della Gran Croce della Confraternita Nazionale Monarchica del Maestrazgo, massima onorificenza della storica e prestigiosa associazione patriottica e cavalleresca spagnola, voluta e fondata dai monarchici legittimisti spagnoli (carlisti) e dal Generalissimo Francisco Franco, a sostegno della "monarchia tradizionale e sociale".
Son miembros de la Hermandad Nacional Monárquica del Maestrazgo en España S.M. el Rey don Juan Carlos I de España, S.A.R. la Infanta doña Pilar -Duquesa de Badajoz- y S.A.R. la Infanta doña Margarita -Duquesa de Soria y de Hernani-, S.A.R. la Infanta doña Elena -Duquesa de Lugo- y S.A.R. la Infanta doña Cristina -Duquesa de Palma de Mallorca,- S.A.R. el Infante don Carlos de Borbón-Dos Sicilias y de Borbón-Parma -Duque de Calabria, Conde de Caserta y Jefe de la Casa Real de Borbón-Dos Sicilias-, la Excma. Sra. doña Esperanza Aguirre -Presidenta de la Comunidad de Madrid-, el Excmo. y Rvdmo. Mons. Antonio María Rouco Varela -Arzobispo de la archidiócesis de Madrid y Presidente de la Conferencia Episcopal Española-, el Excmo. y Rvdmo. Mons. Carlos Amigo Vallejo O.F.M. -Arzobispo Emérito de Sevilla-, etc.
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